Compral

News


Nonostante le fake news, pił carne bovina in tavola

Nonostante le molte bufale e fake news sull’argomento, nonostante gli allarmismi ingiustificati che ancora girano sulle carni rosse, in Italia la risposta dei consumatori è chiara: più carne bovina in tavola.

C’è chi si inventa la carne non carne, fatta con cellule staminali animali o solo con fibre vegetali e condita in vario modo. Chi immagina un mondo sfamato da insetti o da cereali e legumi. In ogni caso senza carne, accusata di tutto, dai tumori al buco dell’ozono. Per poi scoprire che la verità è un’altra e che la carne, nelle giuste quantità, è un alimento indispensabile. E E che il suo impatto sull’ambiente non è devastante come lo si descrive.

Senza allevamenti non ci sarebbe agricoltura, tout court. Tanto è indispensabile alla fertilità dei terreni il letame che proviene dalle stalle.

Anzi, senza allevamenti non ci sarebbe agricoltura, tout court. Tanto è indispensabile alla fertilità dei terreni il letame che proviene dalle stalle. Così il consumo di carne, a dispetto di ogni profezia catastrofista, torna nei piatti degli italiani come non ci si aspettava. Lo dicono le analisi di Coldiretti che parlano di un aumento del 6% nei consumi nel 2018 e prima ancora lo confermava l’ l’Osservatorio permanente delle carni voluto da Umbriafiere, pur fermandosi a un prudente più 5%.

Numeri di parte si dirà, manipolati ad arte per suffragare una tesi di crescita che in realtà non esiste. Diamo allora un’occhiata ai numeri proposti da Istat sulla spesa delle famiglie italiane nel 2018 per gli acquisti di carne. Si scopre così che la spesa media mensile per l’acquisto di carne è passata da 93,77 euro del 2017 a 97,52 euro del 2018. Assai più dell’inflazione, senza contare che proprio nel 2018 i prezzi delle carni sono calati. Ben lo sanno gli allevatori che hanno chiuso i bilanci in rosso, in particolare nel caso dei bovini e dei suini. Ma non è questo il punto. Il recupero delle carni, dicono gli esperti che hanno condotto queste analisi, premiano le produzioni di alta gamma, confermando una ricerca della qualità che è specchio della accresciuta consapevolezza dei consumatori nelle loro scelte.

Il consumo di carne, a dispetto di ogni profezia catastrofista, torna nei piatti degli italiani con un aumento del 6%.

Le richieste del consumatore che non si fermano al soddisfacimento del palato, ma coinvolgono la sfera salutistica, dopo che medici e ricercatori hanno confermato a più riprese che un corretto consumo di carne è fondamentale per godere di buona salute. Non solo ferro e vitamina B12 fra gli apporti nutrizionali della carne, necessari per evitare stati carenziali, ma anche minerali come lo zinco (che ha ruoli importanti per l’apparato riproduttivo maschile) e molti altri micronutrienti.

Nelle giuste proporzioni la carne figura fra i componenti della dieta mediterranea, da più parti indicata come “elisir di lunga vita” e recenti ricerche della Queen Mary University di Londra e dell’Università di Warwick, pubblicate sulla rivista scientifica Plos Medicine, indicano la dieta mediterranea nel suo insieme, comprendendo ovviamente anche la carne, come una fra le più indicate per le donne che affrontano la gravidanza con il peso di altre patologie, riducendo l’aumento di peso gestazionale e il rischio di diabete. Non meno interessante la ricerca pubblicata su “Nutritional Neuroscience”, che affronta il rapporto fra consumo di carne e depressione. Per scoprire che pur non esistendo una condizione di stretta dipendenza fra i due, una dieta che preveda la presenza di carne è un fattore limitante la comparsa di stati ansiogeni o peggio. Bene a sapersi.

Carne, più volte ricordato, da consumare nelle giuste quantità. Già, ma quali? Non resta che affidarsi ancora una volta alla scienza e le ricerche di Laura Wyness dell’Università di Edimburgo indicano come ideale, riferendosi alle sole carni rosse dopo la cottura, una quantità non superiore ai 70 grammi al giorno. In altre parole oltre 30 chili procapite per anno se il calcolo lo si fa sulla carne cruda.

In Italia il consumo di carne bovina è di 47 g al giorno. Molto al di sotto dei limiti, anche aggiungendo le carni suine.

In Italia, dicono le statistiche, il consumo di carne bovina è di poco superiore a 17 chilogrammi procapite, dunque 47 grammi al giorno. Siamo nei limiti. Anzi, molto al di sotto di questi, anche aggiungendo le carni suine. Perché occorre distinguere fra il consumo apparente e quello reale. Quello apparente che ci forniscono le statistiche è calcolato partendo dal peso di macellazione degli animali diviso per gli abitanti.

In realtà sono tante le parti degli animali che vengono escluse dall’alimentazione, come le ossa, le zampe, le corna, buona parte delle interiora e altro. Il consumo reale è circa la metà di quello apparente e lo hanno calcolato Vincenzo Russo e i suoi colleghi che a questo studio hanno dedicato un intero libro per i tipi di Franco Angeli. Da questi calcoli risulta che in Italia il consumo reale di carne (tutto compreso, bianche, rosse, salumi e altri trasformati a base di carne), si ferma sotto i 39 chili procapite all’anno, circa 100 grammi al giorno. C’è spazio per aggiungere in tavola qualche altra fettina di buona carne.

Articolo tratto da carnisostenibili.it

Torna indietro